E niente, dice Mario Praz che, nella Gerusalemme del Tasso, la figura di Satana conserva un orripilante maschera medievale, simile a quella d’un guerriero nipponico; simile è il Satana de “La strage degli innocenti” di Marino, con un maggiore calco sull’aspetto grottesco del signore delle tenebre, “consapevole” di essere un angelo caduto.
Di queste caratteristiche si nutre Lorenzo Lotto nel dipingere la sua “caduta di Lucifero” nel 1554.
John Milton conosceva la traduzione dell’opera di Marino; la mestizia e la morte, il fascino del ribelle indomito del Satana miltoniano del Paradise Lost, quasi eroe romantico malato di byroniana disperazione d’amore, ha dunque la sua radice, la sua forma embrionale (ma neanche più di tanto) nella caratterizzazione che né danno Tasso e Marino.

(Cfr. M.Praz, La carne, la morte e il diavolo, p.55 e seg.).

(immagine) L.Lotto, La caduta di Lucifero

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