Molti si ostinano a dire che esistono diversi modi di amare o di voler bene, così come esistono differenti modi di stare al mondo e affrontare gli imprevisti della vita.
A me piace credere che esista un modo “giusto” di amare e voler bene, che il resto siano chiacchiere usate come alibi per giustificare un’anaffettività che purtroppo dilaga, che purtroppo annienta coloro che, senza colpa, ne sono intrisi.
Credo dunque che, di fronte a questo, gli anaffettivi coscienti debbano solo imparare a non temere di voler bene… a non temere, in sostanza, di vivere.

Se un giorno dovessi andarmene, ho difficoltà a sapere ciò che la mia essenza desidererebbe. Se una grande festa dove tutti bevono e danzano sotto una luna rossa… luna comanche… oppure una non vittimistica fiera del pianto… di quelle sacre e pagane al contempo… con tanto di feticci bruciati al dio delle tenebre.
Ho difficoltà a pensarlo, perché pensare questo significa essere già decontestualizzati da questo mondo… quand’ero più piccolo e vivevo nel terrore dell’invecchiamento dei miei genitori, non avevo ancora sviluppato l’idea della mia dipartita, ci si sente immortali fino a una certa età, la morte la si sfida ogni minuto di ogni giorno, poi la si teme con l’andare avanti… e allora ecco che uno dei miei desideri sarebbe vedere – da un eventuale altro mondo – la reazione di tutti coloro che mi han conosciuto… la reale reazione… e capire finalmente chi ti ha amato davvero e chi no…sono bazzecole quelle che dicono che il pianto può essere interno, gli occhi si inumidiscono spontaneamente e bruciano come se il sale della terra avesse cosparso il liquido interno; tutti amiamo, odiamo, detestiamo, vogliamo bene, ma è importante sapere “come” lo si fa… “essere” non dovrebbe riferirsi solo all’individuo ma anche a coloro che quell’individuo ama… se quell’individuo non è riamato deve morire dentro, morire per l’ennesima volta e rinascere… sempre più cicatrizzato, sempre più con il sentore marcio di non potere amare…mai più.

ho visto alcune delle migliori menti della mia generazione soffrire assurdamente per la perdita del lavoro, per le false promesse di qualche avvenente signora altolocata o di qualche malevolo scialacquatore di provincia… ho visto le migliori menti darsi all’alcool, alla coca, semplicemente perché la troppa sensibilità è un cancro che si annida nel cuore e non lascia spazio alla riflessione, allo scudo difensivo verso un mondo che non ha pietà… ho visto queste migliori menti, creative, sofferenti, empatiche, le ho viste dar sfogo ai propri demoni interiori, quelli malformati e ambigui, solo perché il talento viene schiacciato dall’oppressore del raccomandato e del raccomandante, le migliori menti stuprate nell’intimo, nella frustrazione immobile che accascia anche le belve più dure… queste migliori menti, di cui forse in un futuro si narrerà, sono l’innocenza del mondo, la creatività senza lucro, l’essenza della vita. E la vergogna dovrebbe essere il mantello perenne di coloro che provocano le morti dell’anima, le violazioni dell’innocenza.

gc ©

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