http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2015-08-22/la-megalomania-scrittori-italiani-122630.shtml?uuid=ACkQCJl

Sposo appieno le parole di questo articolo; non per partito preso quanto per una sana volontà che mi vede sempre presente di fronte a prodotti attribuibili al genere “romanzo”… se poi il momento storico è quello che è e si inglobano, nel suddetto genere, anche prodotti scadenti come i romanzi citati in questo articolo, la frittata è fatta.
Sì, perché dobbiamo smettere di credere che tutto è letteratura, tutto è romanzo e che tutti possano o debbano scrivere; per inciso, perché Fabio Volo non potrebbe fare il tassista e Moccia il salumiere? insomma… qual è la necessità impudica, maniacale, poco rispettosa verso gli altri, che li porta a prendere in mano una penna (sic!) o a distruggersi i polpastrelli pigiando (in)delicatamente su tastiere sporche di pc mediocri? Ma ammesso e non concesso che non è un cavolo nostro il motivo per il quale un tizio, un caio, scrive… mi chiedo se ancora è rimasto un po’ di rispetto per il lettore e per l’oggetto libro… nonché per la scrittura tout court che non è (o meglio, non dovrebbe essere) sinonimo di business, di classifiche e di talk show. esiste la buona e la cattiva letteratura, assunto vecchio quanto il cucco, non è questo luogo aduso a rinvenire quali sono i parametri che fanno affermare ciò… ma il lettore un minimo di responsabilità deve averla nello scegliere (tempo fa una signora mi disse che legge Volo perché, grazie a lui, comprende la psicologia femminile… mio dio… e Euripide? Flaubert? Tolstoj?) così come uno scrittore deve maturare un rispetto, verso il fruitore che forse si è perso, o probabilmente in questi chapliniani modern times e in questa debordiana società dello spettacolo quest’ultimo parametro è direttamente proporzionale al conto in banca e/o alle copie firmate in qualche megastore supermarkettistico e mediasettizzante… chiudo…non ho letto “La ferocia” di Lagioia ( e non credo di farlo)… lessi “Riportando tutto a casa” è l’ho trovato uno dei libri più brutti mai scritti, al pari delle “desatiane” spose infelici (dovrebbero essere infelici le spose se le si racconta così, in effetti)… quoto Michele Mari, non tutto Moresco, forse Giorgio Vasta, non boccerei totalmente Genna… esistono poi quelli che sanno scrivere, forse perché amano farlo (penso a Camilleri, Baldini, Lucarelli, Malvaldi, certe impennate di Andrea Vitali, certe vecchie leggende magico-rurali di Fois e Niffoi, e l’ei fu “chimera” dell’ei fu Vassalli… certo Walter Siti, la sana imitazione del moraviano Montefoschi…ecc) …e poi…e poi….Calaciura… e poi basta…perché parlare troppo di qualcosa che di per sé dovrebbe contenere il sale della vita, destrutturare troppo è forse solo indice del fatto che c’è più di qualcosa che non va. ah! quasi dimenticavo l’arroganza capotiana-wolfeiana di Gaetano Cappelli (che non è né Capote né Tom Wolfe) e il suo dannunzianesimo o dandismo d’accatto.

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