Riflessioni sul voto (perché mi astengo)

Oggi si dovrebbe andare a votare, è un diritto ma anche un dovere del cittadino. Cercherò di spiegare in pochissime parole il perché mi asterrò dal compiere questo mio diritto-dovere nella giornata di oggi, e lo faccio non perché sento di giustificarmi ma perché molti mi chiedono il motivo del mio astenermi e di conseguenza, con quanto scrivo ora, spero che – una volta per tutte – la questione sia chiara, cristallina, senza filtri.
In questi ultimi anni di involuzione politica tutti sappiamo come il voto sia diventato merce di scambio e come sia stato snaturato della sua reale essenza. Per inciso, ciò che un tempo il voto rappresentava (ossia la coerenza tra le idee del votante cittadino e il partito che sceglieva di votare) è totalmente stato cancellato dal malaffare e dallo snervamento delle ideologie, che nulla hanno a che fare con gli -ismi.
Ho sempre creduto che l’ideologia sia qualcosa d’altro dalla politica, sia una forma dello spirito, una capacità empatica, una forma mentis che forse – in alcuni casi – collima con la sensibilità del soggetto. Oggi come non mai andrebbe ripreso Gramsci. E credo anche che non sempre per fare politica bisogni entrare in “politica” (si perdoni il gioco di parole), credo si faccia politica dal momento in cui si mette il piede fuori di casa, intendo politica sociale, dal modo di rapportarsi agli altri, dalla capacità di penetrazione del reale e dalla possibilità di sposare quella che sono la coscienza critica e la memoria storica del soggetto (ahinoi, sempre più assenti) al mondo attuale che ci circonda.
Assai spesso, in questi ultimi anni, non si è votato perché si credeva nel partito in questione, bensì tristemente lo si è fatto per evitare che vincesse l’altro schieramento ancora più distante dalla propria ideologia. Insomma, parliamo del famoso “turarsi il naso”, un’azione davvero triste, perché priva l’atto stesso del voto della sua naturale efficacia, del suo primigenio scopo, della sua Storia (con la S maiuscola).
Il voto storicamente nasce perché una classe dirigente in divenire decide di farsi rappresentante di un determinato credo, di una determinata fetta di popolo. Oggi più che mai questi assunti sono defunti. Concludo dunque dicendo che io non mi turerò mai il naso e mai voterò un partito per fare in modo che non vinca un altro, ne sarebbe lesa la mia etica, la mia morale, la mia sensibilità, la mia cultura (non solo nel senso di quantità di libri letti). Di conseguenza, nel momento in cui non mi sento oggi rappresentato da alcun partito, decido di astenermi. Lo faccio perché nessun partito mi rappresenta. Certo, vengo meno ai miei diritti (e, in parte, doveri) ma credo di essere molto ma molto più coerente di buona parte dei soggetti che andranno alle urne spinti da favoreggiamenti, inciuci tristi e stantii, assenza di ideali. La puttana spesso ha dignità ma la politica ridotta a prostituzione delle idee è davvero un segnale d’allarme dell’involuzione in atto e ormai, a mio avviso, inarrestabile. Senza esser pessimisti ma semplicemente realisti.
Buona domenica a tutti.

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Nalla Eop Ragde

Sai cara, tra ieri e oggi son accadute cose strane e ho deciso di parlartene. Ti faccio due piccole premesse, affinché tu possa meglio darmi un parere e valutare la situazione, se lo vorrai ovviamente. In primis il periodo non è dei migliori, i soldi scarseggiano, vado in giro in cerca di lavori per un minimo introito mensile, sono in arretrato con la scrittura, questo caldo deciso dal cambio stagionale non aiuta. In secondo luogo la casa nella quale abito non l’ho mai sentita mia per una serie di motivi che un tempo ti accennai. Mi fermo qua, veniamo al punto di questa mia. Ieri i miei genitori han pranzato a casa mia, ultimamente quando mia nonna si toglie dalle scatole loro vengon da me, in modo tale da non lasciare la mia piccola Nolde sola troppo a lungo. Inutile dirti che la gatta cresce, mangia, è super attiva, è una femmina delinquente, ti piacerebbe un sacco se la conoscessi. Sono molto paziente con lei, solo a volte lancio un urlo, proprio in casi estremi, quando non mi consente di fare nulla. E ieri appunto è stato uno di questi casi, ero alle prese con un’operazione delicata e Nolde si era incaponita nel vietarmi di portarla a termine, mi sono dunque incazzato, ma nulla di che, un classico “oh, e che cazzo”! Era presente mio padre e il gatto sembra essersi risentito più del solito per il mio rimprovero, in pratica si è offeso con me. Ho reputato questo molto strano, in quanto quando siamo soli non assume quest’atteggiamento, anzi se ne infischia di ogni mio rimprovero. Qualche ora dopo i miei son andati via e il gatto è restato nelle ore successive per i fatti suoi, non mi ha calcolato finché non sono andato a dormire e, al solito, si è accoccolato accanto a me. Inutile dirti, ma devo farlo, che un esagerato e paranoico senso di colpa per quel rimprovero fattagli si è impossessato di me per svariate ore (per la sua strana reazione o per la presenza di mio padre?), il gatto ieri sera però era strano, molto sulle sue, non il solito insomma, prima di andare a dormire si è fissato con acchiappasogni appesi all’ingresso, che sino a quel momento non aveva mai calcolato. Sai, quelli in legno con i tubi metallici, non quelli con piume tipici dei pellerossa. Vado a letto dunque ma nessuno dei due riesce a prender sonno, entrambi ci agitiamo e rigiriamo per ore, nervoso io, nervosa lei. Arrivano le 3 e nulla da fare. Dopo qualche tempo il sonno dev’essere arrivato, poiché alle 6 sento le sue zampe sul viso e il suo miagolio stridulo, indice che ha fame e dunque mi tocca alzarmi. Infatti così faccio. Stamattina verso le 9 sono uscito di casa, il gatto resta abbastanza libero in casa, le uniche stanze che vengon chiuse sono bagno e cucina. Verso le 13 ero sulla via del ritorno e una strana sensazione (anche se sarebbe più giusto dire uno strano sentimento) si impossessa di me, e nel momento in cui avviene mi sorprendo di me stesso. Te la faccio breve, non volevo tornare a casa, il fatto che ci fosse il gatto mi ha provocato un momentaneo senso di repulsione, non volevo assolutamente vederlo. La sorpresa nei confronti di me medesimo è stata tanta, perché io so quanto lo adoro. Una fase embrionale di panico e vuoto nello stomaco mi attanagliano, erano parecchi mesi che non mi accadeva. Un’ora fa circa gli preparo da mangiare e lo chiudo in stanza, altrimenti non consente a me di mangiare in pace in cucina. Di solito lo libero quando finisco di pranzare. Ma… Ecco, mentre cucinavo (il gatto era nella sua stanza con la porta chiusa) ho la netta sensazione che un’ombra passi nel corridoio e io la colga con la coda dell’occhio. Mentre ti scrivo un po’ di tachicardia scherza col mio cuore. Il gatto ha ripreso il suo modus, anche se sembra un po’ distaccato… io non so cosa pensare, volevo scrivere e ho deciso di farlo indirizzando questa mia a te. Chiedo perdono per il papiro. Ora vado a letto, nella speranza che domattina ancora le sue zampe possano svegliarmi alla solita e tremenda ora, poco dopo l’alba. Ti abbraccio mia cara, abbi cura di te, io sono qui… in attesa, non so esattamente di cosa.

Aggiornare… e non tacere

Oggi mi son detto “devo aggiornare il mio blog, è dal 2 marzo che non lo aggiorno”.

Poi però, in preda a una paralisi mentale, ho dimenticato ciò che avrei voluto (e dovuto) scrivere. Dunque non resta altro da fare che aggiornare il mio blog scrivendo che devo aggiornare il mio blog.

Perché, sapete, a volte è meglio dirla qualcosa invece di tacere. Qualunque cosa essa sia, qualunque argomento tratti, è sempre meglio parlare. Mai tacere. C’è gente che ha perso la vita per aver utilizzato la parola come “arma” contro la tirannia dei potenti, vi è stata gente che ha utilizzato parole velenose e scomode per denunciare ciò che non andava, anche se nelle proprie tasche nulla è scivolato.

Ecco, mettiamola così, per non risultare ridicolo al punto tale da dirvi che ho deciso di aggiornare il mio blog scrivendo che devo aggiornare il mio blog, ecco, a questo punto vi dico che decido di aggiornare il mio blog per consigliarvi di non tacere, per invitarvi a non aver paura di parlare, di ribellarvi, di alzare la voce, quando lo ritenete giusto.

Ecco, in qualche modo, tra il ridicolo e lo scandaloso, ho aggiornato il mio blog. Oggi, 8 maggio, ho aggiornato il mio blog… prometto che d’ora in poi sarò più presente nell’aggiornamento del mio blog per evitare di farvi sorbire monologhi vani sull’aggiornamento del mio blog.

Saluti e baci