Morte io ti rifiuto – nel ping pong elettrico – mani sudate alla gola

Morte dei sensi – delle pelli battute – dei dardi paesani

Rifiuto il non essere – mentre castigamatti in tensione – ancora vivi

Nubili e sciocche fanciulle – ti attendono – come si attende il prezzo del respiro

Morte dei bimbi – morte dei vecchi – delle madri

Delle oziose puttane sventrate – coi fuochi del ballo africano

Rifiuto di non respirare – di non sapere più – di addomesticare l’alito

Morte! Senza di te io sarei vuoto – eppur ti temo – di tempo in tempo

Quel tempo ti sfidavo – ora non t’accetto – domani ti scoperò

Come si fa con i buoi castrati – visioni dei padri padroni – buchi di culi prolassati

Morte mia che t’accarezzo come un cane – come un sudicio e sozzo pezzo di carne

Domani si vedrà  – se le mie palpebre incrostate di vita – s’apriranno ancora

Incastonate come rubini nella pelle delle tigri – morte di ascessi infetti

Di pus colato dalle membrane elastiche delle vagine facciali

Morte dei santi – dei cristi redenti – dei demoni bellissimi

Della sazia esistenza che non s’arresta di fronte all’infante denutrito

Di fronte al padre frustrato – al pane mancante – al nero delle mani

Come posso accettarti morte – anche se poi la liberazione è tua alleata

È la vita che ci inchioda – è la vita che non ha pietà – tu illumini d’incenso

I goderecci miliardari che visiti durante l’orgasmo

Ti insinui in vena mentre l’ago solletica la pelle – e l’eroina crea la bolla letale

L’embolo di un grumo – tu scherzi – qui noi ancora non siam pronti

A che scopo lottare – sapere – deridere – soffrire – nuocere

Se poi basterà un puf e saremo nudi involucri di carne già fredda

Manichini asessuati di un tempo che fu – tra le scimmie scuoti ossa

E le mantidi mangia maschi – i ghepardi in calore – e le vespe ingorde

Sì, morte – io non ti accetto – non ti temo

Ma non t’accetto – tu non esisti in quanto tal dei tali

Sprigioni siero – sperma – coito blu – sangue reale

Morte al miele – morte al vino – morte al gusto di mandorle amare

Padre santo – madre sacra – figlio e spirito santo si tramutan in falene

Con quei bastoni – quelle croci – quelle voci

Che urlano sempre sempiterne melodiose effigi fonetiche

Ah! Morte – quanto peso – quanto prestigio – tu detieni!

Quanto si è speso, quanto inchiostro – sangue – meningi

Quanti derelitti psicotici di snervanti sedute nei boschi – mature prugne vaginali

Ora, qui e ora, in questa valle di latrine – di lacrime non vi è traccia

Ma occhio agli accenti – mia morte strepitosa viandante –

Basta uno schiocco e io me ne fuggo – sai correr come una lepre?

Morte mia che mi scandalizzi , mi ami – mi illumini

Io che spendo – ogni istante – ogni pezzo di vita

A cercar di evitarti, in questo tempo – ogni secondo a tentar di distruggerti

Accarezzando la lealtà – la salvezza – le sedie elettriche della psiche –

A cercar di destar in te un pizzico di sana pietà – liberaci dal male –

Liberaci dal quale – dal santo patrono vitale –

Dal sale della terra – dalla pioggia calda infernale – io ti amo

Così tanto che – tremendamente – ti uccido.

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