Vivi e lascia vivere, sostiene cortesemente il popolo. Quello del masaic’èdelbuonointutti. Come posso vivere e lasciar vivere se la vita altrui mi lede l’anima, mi toglie il fiato e colpisce a stilettate di cemento armato dritto nel sangue…questo corpo ormai devoto al tedio di un’attesa.

Vivi e lascia vivere, certo mi si dirà, ognuno ha diritto a sfruttare quel po’ d’ossigeno che regala il mondo senza pagar tassa alcuna. Io muoio e lascio morire, piuttosto…senza pietà né colluttazione con l’ego del mio (dis)simile, quello becero del buon aspetto, della mente sgombra da inutili escrescenze di sapere….sapere che senza moglie, senza madre….si tramuta e sconvolge il feto in attimi di pentimento…

meglio vedere dei tacchi girare, dei capelli ondeggiare, sperando che vengan a decorare il tuo sfatto letto senza mano materna, quello del sudore febbrile che partorisce danzanti pensieri di vecchie nenie notturne…quegli occhi verdi – crepuscolari di pianta – osceni quanto basta per delineare l’innocenza di un’empatia che si colma da sé…quella danza dei passi che – tra il ribelle e il bambin giocoso – calpestano i granelli polverosi, invisibili elementi di polline di smog…mentre quel vento sottile (a suo modo anarchico) schiaffeggia di sano piacere una chioma di sacro fieno d’ottobre, che a modo suo si pavoneggia nel dolore…di dolore a parte…incubato nel medesimo istante di un alito d’intesa.

Quella recita che è mestiere…quella vita che è saper vivere come mestiere di fabbro che modella l’immodelabile sussulto del privato, quella donna piangente che sente…ora, in quest’alba del sud, la pioggia a lacrimare sul marmo della vita, striato di sperma matto e di baci bacianti cannibali e sozzi, sputati nei denti…colati dalla saliva che cade da bocca a bocca….da poro a poro…mentre gli umori-amori inghiottono per sempre quell’esempio calzante di vita…fa nulla che si crepa, si partorisce il guscio ma il frutto è morto…chi vorrà cogliere coglierà…gli stolti andran via senza chiedere scusa, badando solo al sonno egoista che abbassa le palpebre (quelle stesse sigillate con le viti al gusto ruggine)…e lei resterà, madre che poteva…donna che potrà, nutrire di sano vigore il suo colore preferito…quello che risponde al vincolo del sussurro…sul seno gentile…quello che risponde con poche sillabe dissociate-bambine….i bambini non si toccano…i bambini si abbracciano.

C’è un po’ di te e un po’ di me nel cruciverba di quest’ora, senza caselle nere…di quelli per eletti…virgole e parentesi non ci nutron più, ora servon corsivi di fuoco sulla pergamena del nostro tempo.

E io ora sì…sì che vivo e lascio vivere….ma se muore la madre io muoio e lascio morire…in eterno…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...