“Perché non abbandoniamo questa Gaza e fuggiamo? Perché non fuggiamo?”: “Lettera da Gaza” di Ghassan Kanafani

“Perché non abbandoniamo questa Gaza e fuggiamo? Perché non fuggiamo?”: “Lettera da Gaza” di Ghassan Kanafani

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Questo breve, struggente e significativo racconto dello scrittore palestinese Ghassan Kanafani (1936 – 1972) è contenuto nella raccolta La terra degli aranci tristi e altri racconti“, pubblicato in italiano dall’Associazione Culturale “Amicizia Sardegna- Palestina” e tradotto dall’arabo da Chiara Brancaccio.
Si ringraziano per la gentile concessione Fawzi Ismail, presidente dell’Associazione, e Pamela Murgia.

Ghassan Kanafani Ghassan Kanafani

Caro Mustafa,

ho ricevuto la tua lettera, nella quale mi dici di aver fatto tutto il necessario per consentirmi di stare con te a Sacramento. Mi hanno comunicato di essere stato accettato al dipartimento di Ingegneria civile nell’Università della California. Devo ringraziarti per ogni cosa, amico mio. Ma quello che
sto per rivelarti ti sorprenderà piuttosto inaspettatamente: non ho dubbi in proposito; non mi sento di esitare affatto; ne sono così convinto che non ho mai visto chiaramente le cose come le vedo adesso. No, amico mio, ho cambiato idea. Non ti seguirò…

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Buonismo, ipocrisia e qualunquismo

In questi giorni disperati in cui molti bambini perdono la vita, è spaventoso constatare il buonismo e il menefreghismo di buona parte del genere umano che bada solo al proprio orticello (al proprio “guicciardiniano” particulare). Il menefreghismo da un lato, che porta a tacere e a non esporsi mai, con la scusa abominevole che non serve a nulla farlo. Il buonismo dall’altro, che porta a dire di non esser né con una parte né con l’altra ma contro i poteri forti che muovono i fili, concetto pleonastico quanto tautologico. Qui ci sono delle vittime e dei carnefici. Qui c’è un popolo che per muovere un muscolo deve chiedere permesso ai propri oppressori, e si fa finta di nulla. Quindi, per cortesia, fatela finita con il moralismo spicciolo. Siate più coraggiosi, più socialmente empatici verso ciò che avviene nel mondo, guardate oltre la vostra punta del naso, imparate a esporvi, a prendere posizione, magari forse – e dico forse – vi sentirete anche meglio. E cercate di scegliere bene i vostri canali di informazione. Tacere significa non reagire. Tacere è rendersi responsabili quanto coloro che commettono un reato. Pensare che la vostra voce non serva a nulla significa avere poca stima di voi stessi. Cercate di farvi crescere un po’ di palle….eccheccazzo!!! Siete cittadini del mondo quando vi conviene e poi peccate di provincialismo di fronte a eventi a pochi passi da casa nostra??? E su dai….almeno un po’ di coerenza.

Cultura che? Sensibilità che?

Immobilizzati nel proprio egocentrismo estetico (ma non estatico)
senza catarsi…al massimo catarro per le troppe canne spappola-neuroni
come dici? cosa? non comprendo il pensare cosa sia…
la cultura? e mica mangio carta!
no, no…preferisco la birretta al mare con l’amica, il festacchione rincoglionimenteggiante, su dai tutti assieme…
per la danza del neurone singolo, vediamo chi se lo gioca.
ma sai…come fai a non pensare al tuo orticello?
e no..veramente io…. – ma cosa tu? tu cosa? non capisci? pensare non paga, parlare idem, esporsi idem con patate dolci, sfritte con l’extravergine che usate per giochetti erotici…
ma guarda che probabilmente hai urtato la sensibilità di qualcuno…
la sensi…che? che pesantezza, che moralismo….dai leggerezza leggerezza (povero Calvino!!!) ….
legge…che? studi legge? guarda che leggerezza e superficialità son cose assai distanti…
no, ma sai…io non posso permettermi di…sono passivo….caparezza, capossella, la taranta….quella dei tarantolati…
ma veramente non è proprio…..- cosa? madò come sei arrogante, snob e presuntuoso!!!
e perché? perché penso di cultureggiare troppo e mi devo sentire in colpa?
no, ma dai….su che la vita….
Già, la vita…….chissà chi ha imparato che vivere è un mestiere, al di là di Pavese, e che la maggior parte degli uomini verrebbe non dico cassintegrata ma licenziata direttamente…dal santo dio minore dell’umiltà del sapere, della strada che sbuccia le ginocchia della pubertà…open your mind…e invece no…spilli cosparsi di miele a sigillare le palpebre cadenti.