Ripassando dai luoghi dove il seme felice,
senza accorgimenti pre-maturi,
schizzò di felicità, ecco, ripassando di là…
echi di nostalgia han urlato come bestie,
e dire che…
e dire che quando ho smesso di pregare,
di ringraziare il super dio per averla incontrata…
ecco che…fu allora…
fu allora che lei volò via.
Per colpa mia direi…sì certo, perché quella carta girata
lede l’anima come un pugnale di ruggine nell’aorta.
Ora, a distanza di tempo, ancora vedo occhi,
stavolta diversi, direi opposti…che salutano…
salutano l’infelicità durata eternamente,
sempiterna indole inconscia di stupri assidui,
stavolta mi auguro di non pregare,
ma al contempo di non perdere,
a meno che…
a meno che un demone dagli occhi stretti,
un demone timido e riservato,
non si diverta a giocherellare con i tumulti del mio ego,
con i tumuli rinsecchiti del gioco dell’amore.
Ave Maria senza la grazia…senza la sazia grazia,
tu sei benedetta tra due donne, senza frutti,
senza seni, solo respiri immensi di un attimo indecente.
Lacrime di tedio, lacrime di furia.

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