Sul filo dell’infanzia danzano i torbidi lumi
Sul filo della notte mi scoppia il petto
Quando poi s’accosta al vetro e m’osserva
Sul filo della luna, atroce pozzo immondo,
iridi nere di palpebre spesse,
coagulano i sogni in pochi attimi,
come quando, con le ginocchia sbucciate,
bambini, adulti, nonni, giocano ai guerrieri,
sul filo della vita per non morire.
Sul filo di un amore mi snerva pensarlo,
s’attorciglia una serpe all’aorta,
stringe il rettile, sul filo del sangue,
sul filo del mio sangue s’intristisce il muscolo.
Sul filo di questa vita ho giocato a morra,
sul filo della sua vita ho dato colpi al coito,
queste sono nozioni arcaiche,
i nascondigli dei bambini, sotto le vesti delle madri,
edipici sogni che diventan narciso sul filo dello specchio.
I calzoni corti e le scarpe slacciate, ah come son truci,
le croste alle ginocchia della forma di un’isola,
sul filo della strada a rincorrere la palla,
tonda sfera di ancestrale gomma,
sul filo, sempre sul filo di questa mia sorte.
Sul filo dell’infanzia ho adorato la giovinezza,
ora, sempre, per sempre, odierò quelle illusioni,
sul filo di un tormento, gemendo, arrancando,
sazierò il mio tedio, sul filo degli umori,
sotterranei spettri di un dolore che fu,
di un rancore che è, sempre in bilico,
stomachevole falsa risorsa,
sul filo del dolore
sul filo di un sesto senso di misericordia
ritorno, sempre, lì…in fondo,
sul filo dell’infanzia.

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