Sesso e Politica

campagne elettorali
i sorrisi sulle foto per ispirar fiducia…
in chi? in cosa?
lista nuova, nuovi eroi…
nuovi portavoci di un sentire
pseudo-comune…
cervelli sfatti dall’apatia
senza seme sacro sapienziale
credono in un credo
deizzano il nulla
trotterellano ridenti come farfalle (s)brucate…
han confuso il seme con la pianta
perché i deretani caldi…
su certe poltrone…caldi restano.
non sarebbe meglio amarsi e basta…
magari leggere un libro assieme
sotto le coperte…dopo l’amore
sudati, sfatti, ridenti,
con una sigaretta attaccata al labbro…
che stacca la pellicina che s’attacca al filtro…
incrociare le gambe e insieme
conoscere
sapere
decidere
volere
scegliere.
Sì, sarebbe meglio, fatati umani,
meglio schiantarsi di sesso
e poi parlar di Dostoevskij
ecco una rivoluzione tenue…senza adepti
senza false profezie…
solo questo, respiri…aliti e liquidi…
odori e umori…
che s’arrestano e balzano
come tigri bianche…puma d’avorio
in un letto che sa di carta…di carne…di idee…
senza mani e sorrisi falsi,
senza numeri per valere.
Viva la vita che allontana la morte…
castigo eterno del sapere orale.

Quei colori degli occhi…

tempo fa scrissi..
scrissi che la vagina mi ricordava
una stupida prugna matura.
hai voglia leggere le poesie d’amore
quelle degli spagnoli Machado, Jimenez
del Cile di Neruda,
quelle teologiche di John Donne,
l’agnello di William Blake…
e le cazzate di Bukowski…che ricordo
non mi piacque più…
dopo che lessi i Tropici di Henry Miller,
non quelli tristi di Lévi-Strauss…non eran tristi quelli…
hai voglia a farti pervenire gli scarafaggi metropolitani
di Pedro Pietri, enorme poeta portoricano
quello dei reading tremendi
alla Corso, alla Ginsberg, alla John Giorno
che due volte ho visto lucertolare
sul palco tra acidi e neri vestiti…
poi lessi Salamandra di Octavio Paz…
e dissi ‘sticazzi…
lessi Dylan Thomas e il suo uomo di cent’anni
tra le vittime dell’incursione all’alba…
fervore di Buenos Aires dell’omero argentino
Borges caput mundi…
e i francesi che si affievolivano
con i buchi del culo di Verlaine e Rimbaud
gli occhi liquidi delle passanti di Baudelaire,
meriggio di D’annunzio e meriggiare di Eugenio-Arsenio
giusto per non rimuginare su quelle lame….
roventi nel petto…
whiskey tracannato tra le lacrime…con qualche amico
che forse rammenta.
l’ago a due passi e la forza di dir no!
e allora fanculo al mostro sordo,
fanculo alla ribellione tenue,
acidi, acidi, acidi.
tanto vale pensare agli usignoli…alle rose
a Rilke, a Yunus Emre…al suo Divan
al grande Novalis, a Thomas Gray…
alle vampire di Coleridge, alle lapidi di Young…
a quelle sempiterne cosce calde che m’avvinghiarono…
gli occhi furon marroni, poi azzurri, poi marroni, poi azzurri…
poi marroni, poi verdi…ora neri…
nero di Sicilia…
nero di Troia.

Resistenza

Resistete disse il vecchio, resistete alla pressione

Che gronda sudore d’acciaio…dalle macchine da Guerra.

Resistete alla sputo mefitico del fuoco del ferro,

Dove ovaie di ferro partoriscono liquidi bollenti

Siamo in Guerra! Siamo in Guerra!

I tronchi umani, le braccia mozzate con i vermi, le larve…

Di questa Guerra. La mia Guerra.

Gli elmetti ricordano i dorsi delle blatte

Quelle ammalate delle fogne, dei rifugi…

Dove i bimbi si nutron di pane secco…

Questa Guerra è di sospetti e amori,

Di amanti denutriti dal tedio, di umori maligni…

Ascolta…ascolta il respiro che ansima

Quello della vecchina che raccontava favole,

Chiusa nel rifugio…

Il respiro della donna che vendeva se stessa,

Lì….nel rifugio,

Il respiro dell’uomo con i calli nell’anima…nel rifugio.

Mentre fuori, anima mia che tossisci polvere,

Si scatena il roboante digerire del dio della Guerra.

Non avremo più ossigeno…amore mio,

Non saremo più carne da cannone….

La vita….quella vera della salvezza,

Quella falsa del giorno per giorno,

Esalterà gli animi, ricucirà le ferite…

Slabbrate organiche,

Noi saremo salvi nei corpi, ma le anime…

Ecco le anime, proprio quelle…

Saranno spettri coscienziosi, ritorni, echi,

Viste sul mare, rosso di sangue,

Noi…amore mio, vivremo per sempre,

Nel rimuginare questa Guerra

Che ha tolto tutto, il respiro,

Le favole belle, l’odore dei corpi.

Resta un peso, quello del ferro,

Quello dei cannoni, delle baionette spuntate,

Ah! Amore mio, quanto ne è passato di tempo…

Da quando ti ho vista, la Guerra…

Questa Guerra…

È solo un piccolo ma sordo rumore…

Che scompone il mio sogno.

Melanconostalgia….

Ripassando dai luoghi dove il seme felice,
senza accorgimenti pre-maturi,
schizzò di felicità, ecco, ripassando di là…
echi di nostalgia han urlato come bestie,
e dire che…
e dire che quando ho smesso di pregare,
di ringraziare il super dio per averla incontrata…
ecco che…fu allora…
fu allora che lei volò via.
Per colpa mia direi…sì certo, perché quella carta girata
lede l’anima come un pugnale di ruggine nell’aorta.
Ora, a distanza di tempo, ancora vedo occhi,
stavolta diversi, direi opposti…che salutano…
salutano l’infelicità durata eternamente,
sempiterna indole inconscia di stupri assidui,
stavolta mi auguro di non pregare,
ma al contempo di non perdere,
a meno che…
a meno che un demone dagli occhi stretti,
un demone timido e riservato,
non si diverta a giocherellare con i tumulti del mio ego,
con i tumuli rinsecchiti del gioco dell’amore.
Ave Maria senza la grazia…senza la sazia grazia,
tu sei benedetta tra due donne, senza frutti,
senza seni, solo respiri immensi di un attimo indecente.
Lacrime di tedio, lacrime di furia.

Ecco, l’ho detto…

Ecco, l’ho detto…
dopo anni un dèmone ha trovato voce.
la voce lieve del vero che ottunde la menzogna.
la voce sacra dell’assenza della vita,
sentirsi uguali, sentirsi soli,
rifiutati, non compresi, solo tristi…
con i nodi alla gola che sono più spessi…
di quelli scorsoi dei marinai.
su questo mare, in questi bigi corridoi,
dove si addenta la solitudine del sapere.
Tu sbocciasti come un fiore fulmineo, etereo,
assassinato dalla natura, implicita amante,
che richiede del tempo, tempo solenne,
per prostituire la felicità con un bacio ancora…
ancora mai dato.
ancora due salive lottano sul ciglio della novità…
come bianche spine, calde spire,
di un tempo che non è più.

Essere bestia…

Bere coca-cola alle 22:55…
osservando uno schermo che non m’osserva
in attesa della favola della buonanotte
quella della nonna che non c’è…
della mamma che dorme altrove,
mummificato penso e ripenso
orecchie semi ovattate per gli spiriti liberi
per le pulsioni anarchiche
come quelle bestie dei film horror che percepiscono…
….la realtà in modo differente, disonestamente aggressivo,
fare quattro passi per il corridoio, toccare i muri,
guardare i ragni, così accovacciati nelle loro tele,
umani poco umani, troppo (dis)umani,
razionalità bastarda, pensiero traditore, quanto…
quanto vorrei esser mammifero (già…lo sono)
quanto vorrei diciamo…
essere bestia.

Sul filo dell’infanzia…

Sul filo dell’infanzia danzano i torbidi lumi
Sul filo della notte mi scoppia il petto
Quando poi s’accosta al vetro e m’osserva
Sul filo della luna, atroce pozzo immondo,
iridi nere di palpebre spesse,
coagulano i sogni in pochi attimi,
come quando, con le ginocchia sbucciate,
bambini, adulti, nonni, giocano ai guerrieri,
sul filo della vita per non morire.
Sul filo di un amore mi snerva pensarlo,
s’attorciglia una serpe all’aorta,
stringe il rettile, sul filo del sangue,
sul filo del mio sangue s’intristisce il muscolo.
Sul filo di questa vita ho giocato a morra,
sul filo della sua vita ho dato colpi al coito,
queste sono nozioni arcaiche,
i nascondigli dei bambini, sotto le vesti delle madri,
edipici sogni che diventan narciso sul filo dello specchio.
I calzoni corti e le scarpe slacciate, ah come son truci,
le croste alle ginocchia della forma di un’isola,
sul filo della strada a rincorrere la palla,
tonda sfera di ancestrale gomma,
sul filo, sempre sul filo di questa mia sorte.
Sul filo dell’infanzia ho adorato la giovinezza,
ora, sempre, per sempre, odierò quelle illusioni,
sul filo di un tormento, gemendo, arrancando,
sazierò il mio tedio, sul filo degli umori,
sotterranei spettri di un dolore che fu,
di un rancore che è, sempre in bilico,
stomachevole falsa risorsa,
sul filo del dolore
sul filo di un sesto senso di misericordia
ritorno, sempre, lì…in fondo,
sul filo dell’infanzia.