Gelidi volti di petali assorti, di sussulti irrisolti, di suoni coinvolti,
sull’altare del suono il sax avvolge le tenebre, erette ardenti, ancora frementi, vivide assenti…
un poeta, un viso asciutto, esploratore in tutto, guarda pietre e obelischi, alture e crocifissi…
le menti di tutti esplora, nessuno escluso, avare ingorde sente le corde esposte ma forse…forse informi
lacunose poste di star fermi soli, istanti fermi, orizzonti interni, ossimòri fermi.
Magiche pozioni erette al largo di un labbro, formano un faggio.
Sussulti mi pervadono, silenziosi, uggiosi, timorosi…, un altare sconcio, un azzurro raggio…
Strade sterrate da elfi nichilisti assaggiano cadaveri che sostengono i seni e i coseni dell’avvenire, del nitrire umano equino…
Strade autonome, invidiose, ardenti….strade immonde, lussuriose, latenti.
Se poggiassi le mie labbra sull’anfratto più osceno feconderei il partigiano della luce, della voce, della strada spruzzata di sacro sperma…feconderei l’unico istante d’amara follia.
La bobina impazzisce e denota una versione colorata della dipartita, infinita intristita retorica da spaventapasseri…
Jazzando con la notte ho scritto più di un blues atroce, un blues feroce, dannoso allo spartito, un blues che è un guaito d’un cane triste, afflitto sconfitto derelitto ….atroce fendente sul capo dell’innocente.
Se un indigeno d’amianto invaderà un sogno mentre cantano le donne d’Algeri, le sirene dell’Esercito non della Salvezza ma del non esser nulla, saranno i parti osceni dell’utero maligno, arcigno, lacerato dal ghigno sogghigno beffardo d’un silenzioso azzardo.
Se i grilli stuprano i davanzali inzuppati di liti domestiche e dinoccolati ballano un valzer viennese su strade con segnaletiche a zanne di mammuth…forse la preistoria nel senso di prima della storia, ritornerà fosca e attonita come un triste presagio di inettitudine del martello e non dell’incudine.
Se la luna ulula per scontare un karma, una luna ramata amata annientata, stolta luna di misericordia mediocre e informe, io paziento sul mare grigio mentre un gufo scanna un topo…
Dormo sulle rune
Dormo con le dune, sole streghe…
Stacco dalla fronte un brandello di carne…goodnight al mostro…al vostro mostro, riarso assorto, sazio, tedioso rospo di un immenso atroce vizio che si chiama…
Libertà.

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