Certe volte…

Certe volte penso al passato e dico – volgarmente – che si stava meglio quando si stava peggio. Oppure potremmo rifocillarci le meningi pensando a quel famoso “sai ciò che perdi, non sai ciò che trovi”. Vero, verissimo anzi. Una cosa è certa, che quanto più ci si sforza di essere “umani” tanto più il destino minaccia la tua sanità mentale e non puoi farci nulla, i mediocri vanno avanti, gli stupidi sono amati, l’onestà non paga, e allora “che fare?” direbbe il buon vecchio Lenin. Io non lo so che fare, so solo che a volte sono così sfibrato, intossicato, e mi sento così frustrato, usato e gettato che – se non avessi i miei cari che ancora spendono qualche sincera e sana lacrima per il figlio maledetto crocifisso con la ruggine – probabilmente non sarei qui a raccontarvi del mio tedio, del mio amore non corrisposto, della mia autoflaggelazione punitiva e risibile. Poi, la sera, quando mi sforzo di chiudere gli occhi e pensare che domani il sole ancora sorgerà, quel sole borghese che mi danna l’anima (io che ho sempre amato la pioggia, io che mi scoperei dio mentre piange) spero sempre che un sole nuovo mi illumini l’aorta marcia, il cuore dissanguato del perdono mai concesso. Mai amare visceralmente sarà il mio motto d’ora in avanti, perché l’amore è sempre di chi non lo merita, la passione è sempre stolta come il diavolo zoppo, via nelle strade della desolazione, d’ora in poi amerò solo l’utero che genera vita ma non la vita smussata dall’esperienza.