Stanotte poche parole a mia disposizione, poche frecce nella mia faretra sdrucita. Pochi attimi per dire che forse la vita è simpaticamente vulnerabile al fascino che esercita lo sconosciuto sul nostro animo.

Poche parole per cambiare l’umore di un momento, la saggezza di un respiro sacro, il bollore di un cuore spento.

Stanotte vorrei chiudere gli occhi e sognare di chiudere gli occhi, sognare di adagiarmi come un tempo sul letto e addormentarmi col sorriso della spensieratezza che fu, quella dell’adolescenza incosciente.

Ora l’esistenza smussa gli angoli della perdizione e noi siamo vincolati dal suggerimento precoce che sussurra all’orecchio che stiamo crescendo, che non è più tempo di bravate autodistruttive e autopunitive.

La sensibilità urla ancora la sua rivincita, il cuore si sincera di battere, il polmone di respirare come un magma vivo di speranze non sopite, allucinate infantilmente dal chiarore lunare.

Si avvicina il freddo che unisce i cuori, sotto le coperte intrecciare i corpi al caldo è spunto laocoontico di speranze vive e vegete. Se l’amore muore allora vivrà il pensiero d’esso, se vive quel pensiero morirà. E io non so cosa sia peggio.

Buonanotte.

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