Per cominciare a scrivere devo necessariamente accendere una sigaretta, fare un paio di boccate, pensare che i fumi che la mia bocca emana sian depressi ectoplasmi che vogliono disperatamente che io presti loro gocce ansiolitiche.

Scriverò qualcosa ad ogni tirata, ecco la prima (escludendo l’accensione), oggi son passato a trovare mia nonna, era tempo che non visitavo casa sua, mi spaventa la vecchiaia, ho visto nei suoi occhi l’affetto di un tempo che per qualche istante si è fatto vivo, la voglia di non andarsene da questo mondo, la malinconia della solitudine. E ho pensato che forse la vecchiaia è peggiore della dipartita. Ero con mio padre, suo figlio, e mi bruciavan le palpebre, è stata abbandonata giovane mia nonna e ora più che mai l’amo, ora che s’allontana, ora che io ammetto di essere lontano. Non mi piace questo lato di me, questo non trasmettere ciò che vorrei. Seconda boccata.

Terza boccata, leggera, poco fumo non respirato completamente. Ho visto foto di me piccolo alle pareti di casa di mia nonna, si vive con i fantasmi del passato, con i ricordi di quando le braccia eran forti per sostenere i piccoli nipoti, la pazienza pietra inscalfibile che durava in eterno, i fazzoletti bagnati a pulire le ginocchia piene di terra. La vecchiaia, che  porta rughe dove scorre la lacrima al miele del ricordo, è debolezza dell’anima, poi degli arti. Quarta boccata.

Quinta boccata. Massiccia, come le pietre laviche che stuprano il selciato, raschia la gola dell’ingordigia. Forse non riuscirò a versare una lacrima quando mia nonna non ci sarà più, forse mi pentirò di non esserle stato vicino quanto avrei voluto, forse piangerò non per la sua morte ma per quella che è stata la sua vita. Non è facile l’abbandono, non si sopporta l’amore lacerato, il tradimento osceno che deriva dalla fuga, dalla non comprensione. Ultima boccata.

Dovrei smettere di fumare. Decisamente. Ma poi penso che la solitudine, con gli anni, è un flagello che incide le carni, che mastica il cuore e poi lo sputa, che ingoia l’anima e poi la vomita. Perché le carezze sono così rare e difficili che la mano per attuarle non riesce ad alzarsi proprio verso coloro che più si amano.

Forse tra dieci minuti fumerò ancora e penserò a mia nonna, alle partite a briscola fatte con lei vent’anni fa, al pane, olio e sale che il pomeriggio mi preparava con la sapienza del tempo che fu, briciola del passato che ricorda il pane della vita.

Buonanotte.

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