Pensiero di notte #1

Buonanotte sciacalli dell’anima…avvoltoi del super io. Penso che complicarsi l’esistenza sia l’antipasto preferito dell’uomo, il balsamo vitale che lo tiene in piedi, il filo di cui è costituita l’ossatura portante dell’anima che nuoce a se stessa.

Buonanotte bimbi infedeli, seni materni che allattano d’inchiostro le bocche nobili del creato ducale, la mano che stringe il capezzolo sacro d’un istinto sagace di possesso, sublime goduria di carni innocenti.

Buonanotte uomini scaltri, uomini inebetiti e uomini tristi, cuori-groviera, fegati fritti, polmoni potenti, reni reali, bocche boreali, lacrime lunari; uomini veri che piangete di nascosto, che tossite in silenzio senza disturbare, che picchiate duro con le nocche sui vostri occhi metallici.

Buonanotte bambini, poeti in erba, embrionali saltimbanchi del nulla futuro, innocenza pigra di metamorfosi celeri, pre-uomini in fasce col vizio già luccicante nell’angolo del bulbo oculare.

Buonanotte belle donne, pelli serene, bianche o assolate, snelle dita smaltate che accarezzano la notte, cosce solari cibo sacro di bocche che non meritano altro che miele impuro. O gramigna al forno servita con del vino amaro.

Buonanotte artisti, guitti, giullari, sempreterni animali tristi di un mondo immaginato che si annulla con la realtà, che rinasce integro appena le palpebre si uniscono nell’amplesso eterno col buio notturno, mentre le stelline (spermatozoi mentali di un occulto divenire) si cibano di mosche rosse.

Buonanotte animali della notte…ardenti voci, dita che scorrono su bollenti tastiere, occhi arrossati. Ancora per voi io ricordo, ricordo un mondo che non è mai stato, ricordo il futuro ancora non nato.

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che poi…

Che poi…sono al Sud, con questo sole devastante che poco mi fa quagliare. Che poi…ci son quelli che dicono “beato te, città di mare, l’estate”…

Che poi…io non li capisco, io non comprendo chi ama il caldo e riesce persino ad esser con esso più produttivo…che poi lo so che son nato nel posto sbagliato e costantemente vorrei aprir gli occhi al mattino e vedere cieli grigi, cieli neri…

che poi…magari anche qualche goccia di pioggia, di quelle grosse e isolate, non mi dispiacerebbe, che poi sognare cieli del nord al sud è controproducente…che poi…è l’ennesima illusione e il neurone deve solo guardare un quadro innevato e subire l’afa…che poi è umida vicino al mare, non è il caldo secco nord-africano…

che poi…sogno, sogno, cieli del nord…cieli settentrionali. Sono nella mia anima.

Tonno e formaggio

Stasera per cena avrei voluto sposare il mare con la montagna. Non avevo granché in casa. Ho aperto l’anta di uno stipo in cucina e ho visto una scatoletta di tonno che m’osservava assai seria. Poi mi son diretto verso il frigo, ho aperto lo sportello e vi era del formaggio fresco che sorrideva amabilmente. Mi son ricordato del pane del sud e dell’olio extravergine che punzecchia la lingua con spilli agrodolci che non pungono ma massaggiano.

Mi son seduto in cucina e per un attimo ho osservato quello che ho detto, ho osservato come una natura morta questi pochi elementi alimentari alimentati elementarmente dal mio occhio che coglieva una natura morta ma viva all’occhio, allo stomaco.

Ho posizionato una fetta di formaggio sul pane e ho visto un pastore e le fiamme di un forno, sopra il tutto ho svuotato la scatoletta di tonno del suo contenuto e ho visto pescherecci e cappelli di lana blu e reti e ho sentito urla e ho visto acqua violenta stuprare i bordi delle imbarcazioni, ho innaffiato il tutto con dell’olio e ho visto gli ulivi secolari del mio sud bruciati dal sole che mangia le campagne e le ama come il migliore degli amanti.

Ho dato un morso, poi due, poi tre.

Ho bevuto un bicchiere d’acqua, ho sentito la gola che si liberava del sapore, ho sentito la mente che acquistava verità.

Tonno e formaggio, pane e olio, quattro vite racchiuse in pochi centimetri, in pochi grammi, in pochi millilitri. Uomini dietro esse, animali che producono e animali che ci saziano.

Amare il proprio cibo è salutare, io distribuirei tonno e formaggio a tutti gli uomini. A tutti. Vorrei che mi dessero in cambio solo un loro ricordo.

Giuseppe Ceddia