In questi giorni il cicaleggio della critica o pseudo tale spende fiumi di parole riguardo a quello che – involontariamente o meno – si sta tramutando in un caso editoriale, mi riferisco al testo 50 Sfumature di grigio che – per mia sfortuna o fortuna – non ho letto ne tantomeno credo di leggere.

Recensisco libri da anni, preferisco – non lo nascondo – recensire testi che hanno suscitato in me reazioni positive, sono pochi i libri sui quali ho scritto recensioni negative ma ho ritenuto giusto farlo perché comunque in presenza di un prodotto che quantomeno reputavo “leggibile”.

Di contraltare quando mi son trovato di fronte a volumi che, a mio avviso, non meritassero neanche una recensione negativa (che a suo modo è comunque pubblicità, della serie “l’importante è che si parli di me, bene o male che sia”) ho preferito far tacere la mia penna o tastiera che fosse.

Riguardo al testo suddetto, invece, leggo fiumi di parole che, sinceramente, non so dove vogliano andare a parare, chi lo elogia con la modalità dello sfioramento (della serie “se ne facessero un film sarebbe meglio del libro”. Che poi che significa se stiamo parlando di un libro? Mah!) altri ancora (anche scrittori abbastanza conosciuti) che ne fanno un esempio becero di letteratura erotica, andando a spulciare nella storia della suddetta e chiosando che l’erotismo sarebbe insito in certi parametri e non in altri, che il marchese de Sade oggi non andrebbe letto (dissento decisamente) o cose simili, insomma parole in libertà di povera matrice e lontane anni luce da quelle di futuristica memoria grafico-letteraria.

Questa destrutturazione di un testo che, pur senza averlo letto, non mi sembra certo appartenere alla categoria dei “classici” o dei capolavori, ma piuttosto a quei “libri-meteora” dei quali si parla durante un’estate e poi cadono nel dimenticatoio magari anche nella stessa mente dell’autore, è assolutamente – essa stessa – anti-letteraria e anti-creativa. Parliamo di nulla, si pubblicizza un prodotto che non si è amato, si crea un caso editoriale di spessore davvero mediocre.

La mia non vuole affatto essere una critica alla recensione negativa, piuttosto vuole essere una critica alla creazione di casi editoriali dei quali tra qualche mese nessuno parlerà più, tutto questo in barba a tanti testi (anche classici, perché no) che meriterebbero ampi dibattiti nel presente e che invece subiscono il silenzio passivo non solo di chi di letteratura si occupa ma anche dei tanti che magari neanche li hanno letti, perché la mole di un Dostoevskij spaventa ancora oggi.

Credo che vada applicata una gerarchizzazione alla letteratura, non solo ai libri che sono diventati parte di certa tradizione ma anche ai nuovi prodotti, torno a ripetere che viviamo in una società dove paradossalmente la gente che scrive è superiore a quella che legge, questo implica che la mediocrità regna sovrana riguardo i testi pubblicati, che solo uno su cento (a essere buoni) è davvero degno di nota e potrebbe (“potrebbe”) diventare tassello di un puzzle della tradizione del quale si ragionerà ancora tra qualche tempo. Insomma dei Beatles tra cento anni si parlerà ancora, dei Placebo non so ma dubito.

Andiamoci piano dunque con le teorie letterarie applicate a qualcosa di cui non credo si parlerà a lungo. Qualcuno potrebbe storcere il naso e pensare che questo mio pezzo (cosa che considero, visto che “ognuno dice la sua” senza spesso avere le armi per farlo) sia una forma spuria e mascherata di recensione negativa alle 50 Sfumature; così non è e se lo fosse sarei davvero condannabile in quanto, ripeto, non ho letto il libro in questione.

Credo solamente che le parole di chi si occupa di letteratura vadano spese per le giuste cause, le parole possono essere infinite ma bisogna calibrarle e usarle nei momenti giusti, non si possono gettare al vento come polvere, vanno smussate, costruite, adattate a ciò che lo merita, rese capitoli di una nostra personale autobiografia che può essere tale anche quando non parliamo direttamente di noi ma distribuiamo la nostra sensibilità parlando di cose che ci son piaciute o meno.

Giuseppe Ceddia

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2 pensieri su “Casi editoriali e parole in libertà

  1. Mi pare che anche tu ne stia parlando :D, come vedi è difficile astenersi dal toccare argomenti che sono sotto gli occhi di tutti negli scaffali più in evidenza delle librerie, e molte volte senza ragione. Capisco e condivido il tuo punto di vista ma praticarlo è impossibile. Per quanto concerne De Sade, sono in molti quelli che millantano di averlo letto ma, interrogati, tacciono. Così come quando si parla di Sutra del Kama di cui tutti conoscono le immagini ma non i contenuti. piacere di conoscerti.

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