Questa notte il piccolo Godin tornerà tardi a casa. Sua madre gli guarderà le dita per paura che suo figlio fumi di nascosto. No, signora Godin, suo figlio si fotte quello che gli danno, ha il pisello mangiato dai batteri. Ingoia tutte le pasticche che trova per dimenticarsi di lei. La domenica, quando lo obbligate a lavarsi, prima di andare in chiesa, ne approfitta per andare a prostituirsi. La carne bianca vende meglio. Ma, non si preoccupi, non fuma, perché sennò soffoca. Scoprì cos’era fottere tra l’ignoranza e l’orrore.

Poiché sogno, io non lo sono.  Poiché sogno, sogno. Perché la notte mi abbandono ai miei sogni, prima che venga il giorno. Perché io non amo, perché mi spaventa amare. Non sogno più. Non sogno più.

Tu, mia Signora, audace e malinconica, che con grido solitario fendi la mia carne offrendola al tedio, tu che tormenti le mie notti quando non so che strada prendere, ti ho pagato cento volte il mio debito. Delle braci del sogno mi rimangono solo le ceneri di un’ombra della vergogna che tu stessa mi hai obbligato a sentire. E la bianca pienezza non era come il vecchio interludio. E se una bruna dalle caviglie sottili che mi inchiodò la pena di un petto lacerante nel quale ho creduto. E che non mi lasciò altro che il rimorso di aver visto la luce nascere dalla mia solitudine. E andrò a riposare con il capo tra due parole. Nella valle dei Dominatori. (dal film “Leolo” – J.C.Lauzon)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...