Penso che, senza “se” e senza “ma”, questi campionati europei di calcio vadano boicottati. Boicottati perché sporchi di sangue, boicottati perché per rendere le città ucraine più agevoli e più esteticamente accettabili per i visitatori di tutta Europa (entità misteriosa della quale dubitiamo ormai dell’esistenza) sono stati sterminati – con modalità tra le più truci – migliaia di cani randagi. Le immagini che si trovano in rete parlano da sole e indicano non solo una capacità dell’uomo quasi naturale di rendersi assassino, ma anche la vittoria di certa società dello spettacolo (rileggersi Debord, please) che sulle proprie spalle, pur di rendersi accettabile e plasmata al gioco sociale, non si fa scrupolo di essere responsabile di un massacro di esseri viventi, quali sono (anzi erano) i randagi in Ucraina. Quel pallone che vediamo rotolare in campo, calciato dai piedi di giocatori delle varie nazionali, è una sfera macchiata di sangue, è una sfera che ha assorbito l’oppio del popolo calcistico che ormai ha sostituito quello religioso di marxiana memoria. È un feticcio di sublimazione della frustrazione umana che guarda giocare gente che in un mese guadagna quello che l’uomo medio fa suo in anni di lavoro.

Prima dell’inizio di questi campionati europei, l’indignazione umana nei riguardi di tale massacro pareva essere assai presente e valida nel denunciare l’accaduto, eppure ieri la memoria è stata chiusa da un alone di polvere e dimenticanza che ha ostruito i canali della coscienza, dello sdegno e della protesta.

Durante Italia-Spagna a quei poveri randagi, a quel sangue versato, a quelle pallottole che hanno squarciato le loro carni, alle corde che li hanno impiccati, al veleno che ha corroso le loro viscere, ai bastoni che hanno spaccato le loro ossa, nessuno credo ha pensato in modo netto e nessuno forse, tranne pochi, ha provato vergogna, vergogna di esser complice (seppure soltanto visivo e non materiale) di uno spettacolo nobile per carità (quale è il giuoco del calcio) ma – nello specifico e presente caso – imbrattato di viscere di animali innocenti, colpevoli perché randagi, colpevoli perché abbandonati o senza padrone, colpevoli di essere corollario visivo poco accetto e poco esteticamente aduso a sposarsi con l’organizzazione delle città che ospitano l’evento.

I randagi ucraini sono specchio di una società imbarbarita al punto tale che il debole deve vergognarsi di esser tale, e cosa sono i randagi se non gli homeless del mondo animale? Si ammazzano gli uomini poveri che vivono per strada, si derubano i clochard della loro anima (che possiedono più di tutti gli altri); che male c’è dunque a sterminare – per il bene dello spettacolo – migliaia di cani? Già, che male c’è. Il male qui non appare affatto banale. Qui si parla di strage organizzata e decisa a tavolino. Anche l’erba dei campi di calcio son riusciti a tingere di rosso. Vergogna.

Giuseppe Ceddia 

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Un pensiero su “Europei sporchi di sangue

  1. Ciao Giuseppe, non mi meraviglio se l’ Uomo moderno ha come Credo anche un pallone, ma la cosa che mi mette ansia e’ l’ assoluta mancanza di umanita
    L’ imbarbarimento dell’anima
    Un caro saluto
    Mistral

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