Qualche mese fa, in un locale della mia città, ho presentato un piccolo libro dal titolo Viaggio IN-Giappone.  L’autore è un mio amico, si chiama Leonardo Romanelli (ma si firma Liò), nativo di Cerignola (Foggia) ma residente a San Ferdinando di Puglia. Leonardo è un agricoltore, nel 2004 scopre l’esistenza di un’associazione che fornisce la possibilità di lavorare in aziende agricole biologiche in tutto il mondo, in cambio di vitto e alloggio. Da allora Leonardo non si è più fermato, è un nomade, col corpo e con l’anima, un lavoratore peregrino, un esempio di curiosità umana.

Il libro in questione è una sorta di diario di bordo che Leonardo ha scritto nei giorni passati in Giappone, solo uno dei tanti paesi che ha visitato e nei quali ha svolto le sue mansioni. Le piccole schegge di riflessioni quotidiane vanno dal Gennaio al Marzo del 2011. Ciò significa che Leonardo ha vissuto anche l’esperienza dello tsunami in terra nipponica. Non direttamente, ma di riflesso. Scrive nella presentazione: ero molto distante da Fukushima, a circa 800 Km. Non ho avvertito la scossa, ma ho potuto vedere e vivere le reazioni dei giapponesi di fronte a una tragedia del genere. Coscienti di vivere in uno dei paesi più a rischio del mondo ho potuto notare la solidarietà e l’organizzazione di questa cultura.

Non è mia intenzione parlare qui del libro di Leonardo, mi è servito ricordarlo solo ed esclusivamente per un processo associazionistico con quanto sta avvenendo nel Nord del nostro paese in questi giorni, Emilia Romagna in particolare. La terra trema in Italia e, a quanto pare, le trivellazioni continuano, il rispetto verso la natura continua a scemare, l’uomo – stupidamente e pateticamente – continua a sfidare la natura stessa.

L’Italia è un paese – la storia lo insegna – che riesce a reagire e ad alzare la testa solo quando la testa stessa è già per tre quarti affondata, una reazione in differita mi verrebbe da dire; riguardo però al prevenire siamo davvero messi male e avremmo tanto da imparare se guardassimo all’organizzazione di altri paesi. Leonardo mi raccontava di quando, camminando per le strade giapponesi, aveva la sensazione di rimbalzare sul terreno, il pavimento sembra elastico mi diceva, è una sensazione strana, forse non piacevolissima, ma chi ci cammina su quelle strade sa che non può essere altrimenti. Il Giappone è uno dei paesi con il più alto rischio terremoto di sempre, i palazzi del Giappone sono flessibili, ondeggiano, in una tragicomica azione di resistenza e organizzazione.

Cosa sta aspettando l’Italia, cosa stanno aspettando – chi di dovere – per dotare le zone a rischio (e anche quelle non a rischio che, con l’andare del tempo, lo diventeranno, se si continuerà a barattare la natura coi propri interessi personali) di strutture adeguate, costruite secondo i canoni?

Noi italiani siamo malati di esterofilia, non facciamo altro che dire che altrove si sta meglio, quando si tratta di cogliere però esempi derivanti da altri paesi, a noi lontani geograficamente e culturalmente, latitiamo.

I grandi giornali tacciono e questa è una vergogna, solo sulle pagine de “Il Manifesto” – qualche mese fa – si è denunciato lo scempio che sta avvenendo in Basilicata. Lo scenario naturale lucano, uno dei più belli e incontaminati finora, verrà anch’esso reso preda degli accalappiatori di oro nero.

Ma allora di che stiamo parlando? Dove finisce la responsabilità dell’uomo e dove inizia la calamità naturale in sé? Sarebbe curioso stabilirlo questo pur labile confine, rimboccarsi le maniche per far sì che la natura, in qualche modo seppur romanzesco, ci sia amica.

L’Emilia trema, l’Italia trema, da questo assolato Sud scrivo con la mente vicina alla gente del Nord, scrivo con la consapevolezza che alcuni sismologi hanno pronosticato un forte terremoto anche qui al Sud, tempo un anno. Al disequilibrio sociale, politico, economico, si è aggiunto anche quello naturale. La terra va rispettata e, forse più dell’uomo, tende a ribellarsi.

Politici italiani, popolo italiano, un po’ d’umiltà su! Qui nessuno è immortale, cà nisciun ‘e fess! direbbe il buon Eduardo.

Gli esempi cogliamoli dai posti giusti, dai popoli uniti, dalle infrastrutture adeguate, e la spina dorsale, assieme alla testa, cerchiamo di alzarla un po’ prima di essere sommersi quasi completamente.

Giuseppe Ceddia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...