Il popolo italiano non ha arti solidi per reggere il peso di questo 2 giugno. Gli arti del popolo italiano – in questi ultimi sciocchi e drammaticamente reali mesi – son stati impegnati a lottare per non perdere un lavoro, impegnati a evitare di prender coltelli e fare sciocchezze o impegnati a prenderli quei coltelli, quelle corde, per togliersi la vita. Le gambe di molti italiani, negli ultimi drammatici giorni, sono state mosse da qualche demone burlone e inquietantemente crudele, mosse come fossero gambe di burattini che si dirigono verso finestre per spiccare il volo, fallendo come Icaro col sole. I credenti pensano che ci sia di mezzo il demonio, altri le profezie dei Maya, altri ancora forse entrambe le cose, i non credenti vedono scenari post-atomici da fine del mondo e, forse, a qualche forma spietatamente e spiritualmente diabolica iniziano a credere anche loro. Qui si ammazzano i figli e poi ci si ammazza, perché i soldi non bastano e il lavoro non c’è, qui non si rispetta più la vita umana perché la vita stessa manca del suo sostegno base, la dignità data da un tozzo di pane sudato col proprio lavoro, partorito dai nobili calli delle mani dell’uomo.

Morte è la parola che regna sovrana su questo feudo marcio, destrutturato, mefitico, insaziabile bocca che ricorda quella del Saturno di Goya che si sazia del popolo, dell’innocenza della sua anima. Allora cosa diavolo festeggiamo oggi? Festeggiamo la scura signora con la falce ottima giocatrice di scacchi.

Non facciamo finta di nulla in questa giornata e non riempiamo la nostra bocca di sterili sentenze verso la classe politica, verso chi pensiamo sia causa delle sciagure. Cerchiamo solo di tenere vivo il pensiero, di piangere con la mente, di far lacrimare l’anima anche se l’occhio resta asciutto.

Cerchiamo di avere rispetto dei morti (che si fanno vivi per i vivi) con un solo atto: facciamo silenzio oggi. Un silenzio che sia assordante e tenacemente vivo, spietato, un silenzio che crei giustizia nei piccoli atti quotidiani.

Giuseppe Ceddia

Annunci

2 pensieri su “una repubblica fondata sulla morte

  1. m’è persino capitato di presenziare ad una di quelle cerimonie iniziatiche messe in atto – tradite – per fare soltanto in modo che qlcu possa/potesse avere l’agio e il destro di decostruirle o depotenziarle o depotenziarle-decostruirle, in una cittadina della periferia italiota – ma qui la periferia s’identifica nel centro, come che si guardi l’atto -, con tanto di sfilate e di sfilze di piani “alti” delle forze dell’ordine al completo passate in rivista da chi di dovere, sempre qlcu di dovere a rivedere qlcu altro in questo abominio qui, ché quando il dovere s’incarna in un fallo – ovvero il fallo nel dovere – fa capolino il grottesco serio a prendere sul serio il tragicomico della rassegna e delle teste e delle panoplie e delle armi e delle “forze” seriote riunite per potersi depensare – potessereo pensare e/o pensare di depensarsi – chinando il capo e scodinzolando: le teste che fanno capolino, intendo, di fra le altre teste che non ridono quando dovrebbero ridere, e ciascuna testa che dà in testa alla vicina, se riesce a scrutarla in faccia e non di nuca, l’arma di ciascna testa puntata contro la vicina, anche se sull’attenti e attoniti, proprio perché sull’attenti, e attoniti, tutti quanti, di fronte allo zero creato incessantemente ad ogni istante innanzi all’altro: dico, per poter non depensare – ciascuno, ciascuna testa che scruta la faccia vicina, con le nuche in fuga verso il buco nero dell’ironia della sorte, dell’ironia di sorta – all’atto stesso che li vede – li scruto ancora, lì dattorno, alle otto a lecce, attonito pure io, la bandiera impotentemente a mezz’asta – … all’atto stesso che li vede seri e fermi e sull’attenti e ‘l fallo penzoloni a pensare a come si sarebbero riempiti le pance sulle plance imbandite, finito il rito morto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...