a G.

Rivedendola oggi un sussulto mi ha pervaso

di quei sussulti silenziosi, timorosi dell’esporsi

a quel gelido volto di petali incandescenti

sull’altare il suono di un sax avvolge le tenebre

di supposizioni estreme.

Visto da qui sembra un poeta in viso asciutto,

poi esplora le menti, di tutti, nessuno escluso

di avarizia e ingordigia.

Io non posso stare fermo con la mente un solo istante

quel solo istante sarebbe fatale. Di una fatalità disillusa

disinteressata.  Di magiche pozioni riarse nella notte templare

di elfi nichilisti al bivio su strade sterrate di cadaveri.

Sospeso nel nulla io vedo nuocere a loro i seni dell’avvenire

di avvenimenti al bivio di strade autonome, invidiose, ardenti.

Poggia le mie (tue)  labbra sul mio anfratto più estremo di lucida e tenera

carezza al vento – voglio sentirmi vivo ! – di più di quanto

vorrei essere.

Feconda il partigiano della luce, del dolore, dei beni terreni e non

feconda il martirio di un qualche istante di pura follia !

Esiste una versione colorizzata della morte ?

o è una bobina impazzita ?

che va su e giù di immagini non decifrabili, non decifrate

non vampirizzate.

Supponiamo di vivere in un tubo di niente o di tutto – tutto è niente ?

Liberiamoci degli amanti, liberiamoci dell’albero degli i

m

p

i

c

c

a

t i       –      liberatemi di me.

Jazzando con la notte ho scritto il blues dell’atrocità

Invischiato di muschio appena cresciuto, appena innaffiato

su un tema già sentito.

Nella visionarietà del totale io cerco il totale che è visione.

Indigeni d’amianto invaderanno il sogno al suono di donne d’Algeri

come un cantico di sirene all’Esercito del Non Essere Nulla.

Diventiamo esseri del non-essere. Diventiamolo.

Altrimenti rischio di assumermi la responsabilità del centro,

del settore non toccato, della zona incandescente.

Fremiti di grilli in calore su davanzali stuprati da liti domestiche

dinoccolati ballano un valzer viennese su strade incise, su

strade con zanne di mammuth al posto dei segnali.

Vivendo ho inteso il non essere parte di nulla o l’esserlo

di tutto, quel tutto di troni ardenti.

Palpebre inchiodate, strappatevi quei chiodi a costo della cecità…

…vedrete di più.

Pazientate al suono di un gufo sul mare lunare.

Luna di metallo, di rame, ulula con me questa notte, ulula

per i condannati, gli oppressi, gli scontatori del karma,

figli dello zen, scontate !

Su rune celtiche voglio dormire stanotte.

Su picchi di streghe che streghe non sono.

In mantelli di roccia, scolpiti per l’ultima notte.

In un pezzo di carne staccata dalla fronte.

Good night.

Giuseppe Ceddia

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