Certe mattine, al risveglio, si ricordano i sogni della notte quasi fossero delle pellicole che hai visionato da dormiente. Il passato, come al solito, si diverte spesso nel risalire a galla proprio quando si è più vulnerabili, durante il sonno.

Il fatto che tra so(g)no e so(n)no cambi una sola lettera che, eliminata, dà l’essere (sono), la dice lunga sulle peregrinazioni dell’anima e dell’inconscio che avvengono mentre tace il corpo.

Sogno: attività psichica che si svolge durante il sonno/contenuto d’immagini e di fatti che si manifestano in tale attività (questo dice il Devoto-Oli).

Ma forse sognare non è solo rivivere ma anche sperare. Il sogno si colloca in quella posizione mediana che separa il già vissuto da quello che si vorrebbe vivere, è il feticcio del passato da bruciare e il golem da adorare nel processo di volontà che ti fa sperare qualcosa.

Altra cosa è il sognare da svegli, il sognare a occhi aperti, lì vi è una presa d’atto, una coscienza all’erta che rende comprensibile l’azione, vivo il desiderio e il pensiero, tenace la speranza.

Durante la notte invece, mentre il mondo tace, lo scherzo messo in atto dal sogno crea immagini, voci, situazioni, persone, parole, delusioni, atti.

Chissà se esistono i sogni collettivi, se nello stesso istante due o più soggetti decidano di collegarsi oniricamente come fossero connessi a un qualunque computer.

Può il sogno essere utile nel creare una storia, per questo continuo a dormire con il taccuino a pochi centimetri, può essere docilmente veritiero e allietarti la giornata, può essere così tremendamente bello che, al risveglio, scoprire che solo di sogno si è trattato, risolverebbe il tutto in una delusione che sfocia nella depressione acuta.

Resta da capire dove risiede la vera vita, il processo esistenziale in divenire che ci caratterizza. E se la vera vita fosse quella che si svolge in sogno e quella che noi definiamo reale invece fosse una maschera abominevolmente credibile? Non scomodiamo Pirandello né tantomeno Calderón de la Barca, scomodiamo la nostra storia personale.

Ognuno di noi ha sicuramente qualcosa da raccontare, ognuno di noi – anche in minima parte – sa di “essere” qualcuno, vuole rendere la sua vita “storica”, vuol essere leggenda in piccolo, poi esiste una realtà con la quale scontrarsi.

Ci sono vite diverse, storie diverse, modi di affrontare l’esistenza diversi.

A me sembra che, nella non diretta volontà che l’uomo ha di sognare (non scegliendo il come farlo e il quando farlo), si è vittime dei sogni durante il sonno. La tristezza invece risiede nella defunta voglia di sognare e sperare a occhi aperti. Questo sarebbe anche una forma d’arte, di creazione, una proposta di vita.

Empatia sociale, sposalizio con gli avvenimenti del mondo, lacrime espresse anche per chi ci è lontano. Non importa il dolore se questo è fonte di esistenza. L’aspirazione alla felicità dovrebbe essere un diritto. Ma ci si mette di mezzo l’incoscienza dell’uomo imperfetto.

Soffro dunque sono…o dunque sogno…durante il sonno.

Cosa riesce a fare l’assenza o lo spostamento di una lettera lo sa solo Dio…o qualcun altro.

Giuseppe Ceddia

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